(per una nota biografica e sulle opere di Cirone si veda questa pagina)

In occasione della mostra Viaggio intorno alla scrittura – Morano fra i secoli XIV e XXI, le ricerche svolte in archivi privati portarono alla luce alcune pagine manoscritte di Fedele Cirone sulle società assicurative, scritte nel 1858. Concepite forse come articolo per qualche rivista, esse mirano a dar conto, per linee generali, dei vantaggi economici e sociali da esse derivanti, auspicando una loro promozione e una diffusione e penetrazione presso tutti gli strati sociali.

Delle Società d’Assicurazione

per Fedele Cirone

Napoli 1858

Rinvenendo noi un fatto economico attuato nelle umane associazioni fa d’uopo che ne scorgessimo la ragione nell’incivilimento dello stato sociale in cui lo ravvisiamo realizzato, o così analizzando tutti gli elementi che essa civiltà contiene, vedere qual’ è proprio quel che un tal fatto apportò. Se in siffatto modo non operassimo faremmo simile a quell’astrologo che volesse parlare della formazione del sistema del nostro Sole, secondo le idee del Laplace, senza tener parola delle due forze, calorifica e gravità, che ne sono la causa; o come quel geologo o Paleontologo che trattasse dei sollevamenti e delle rivoluzioni avvenute sulla scorza del Globo senza far motto del suo calorico cerebrale.
Volgendo uno sguardo analitico sul moderno incivilimento rinvengliamo che il carattere principale di esso si è il predominio dell’amore umanitario sull’individuale; e questo si ravvisa in tutti gli odierni sociali avvicendamenti, ma vieppiù si scorge nell’attuazione delle società d’assicurazione. E di fermo qual altro scopo hanno esse di mira se non quello di deviare la sciagura dell’individuo e volgerla sulla società, per alleviare in questo modo il gravissimo male che siffatto infortunio potrebbe produrre? Imperocchè queste associazioni considerando il danno, di cui una perdita potrebbe essere cagione all’individuo, hanno escogitato questo modo per dipartirlo infra un numero amplissimo di persone, e farlo in tal maniera quasi disparire, togliendo nel tempo stesso l’infelice dalla disgrazia sopravvenutagli. Il divisamento che queste società si proposero fu da esse raggiunto, perocché addussero moltissimi vantaggi economici e morali tanto in rapporto alla società intiera, quanto in relazione agli assicuranti ed agli assicurati.
In effetti considerando non gli utili che la società ne ritrasse rattroviamo
1° Che se la perdita fosse puramente individuale allora avverrebbe un fallimento nella società, che sarebbe in essa cagione di molti perturbamenti; così se l’infortunio fosse caduto sopra un capitale circolante, il lavoro che questo capitale addimandava sarebbe venuto meno, ed i lavoranti non potendo così facilmente passare da un impiego ad un altro sarebbero costretti a languire nella miseria: mentre essendo la perdita quasi generale, l’infelice che la patì non ne soffre, e quindi i suoi capitali si mettono di nuovo in circolazione, per essere stato ricompensato dalla Società d’Assicurazione, ed i lavoranti non soffrono verun nocumento dell’avvenuta sciagura, perché il loro lavoro persevera come dapprima. E per ciò dileguasi dalla società quel dolente dramma di una popolazione squallida e livida nel volto, e tutta cenciosa nel vestire, che s’appaga di un sudicio alimento per sostentare la sua malnata vita.
2° La ricchezza sociale s’aumenta, perché i capitali corrono con energia ad affrontare le produzioni le più pericolose, essendo sicuri del loro rimborso, in caso di perdita; e quindi ritraendone grandi profitti, per esserne maggiori i rischi, si viene ad accrescere la massa del capitale nazionale, la quale riduce il costo dei prodotti al livello delle spese di produzione, e li fa entrare al consumo di quasi tutti i membri della società, eleva il salario dei lavoranti tanto nella parte nominale, che nella reale, nella nominale aumentando la dinamica del lavoro, nella reale diminuendo il prezzo delle derrate di consumo, e così col suo lavoro viene a soddisfare a bisogni a cui prima non poteva; e la Finanza viene a ritrarre un maggior reddito, per cui può meglio provvedere ai nuovi bisogni sviluppandosi nello Stato. E la società allora viene a godere di una prosperità generale, ed il proletario può procurarsi un salubre abituro, nutrirsi di sani cibi, fornirsi di abiti festivi e giornalieri, sostentare ed educare la sua famigliuola, fornirsi di domestici utensili, fare dei risparmi, per accumularsi un capitale, e trovare un sollievo al suo spirito in leciti passatempi, nelle ore di riposo. E così i bisogni sociali s’accrescono. Come del paro i mezzi per satisfarli, e la ricchezza e l’incivilimento nazionale progrediscono.
3° Per queste associazioni sviluppasi massimamente l’amore umanitario infra gli uomini, imperocché venendo esse a far parte della disgrazia che uno individualmente ha patito sentono gli stessi dolori dell’infelice, che venne percosso dalla sciagura; questa partecipazione di cordoglio fa acquistare un’abitudine di commiserazione reciproca, che malgrado niuna parte si avesse alla disgrazia, pure si veggono intervenire volontariamente a sollevare l’infelice, prestandogli qualche ristoro in quel suo stato d’infortunio. Ed in simil modo tutta l’umanità viene, per così esprimermi, a consanguinarsi, e tutti i suoi componenti stimarsi come parti di una sola amorevole famiglia. Sono questi i vantaggi che la società intiera deduce dalle Società d’Assicurazione, ora dobbiamo considerare i profficui che ne ritraggono gli assicuranti e gli assicurati. Nell’impiego dei capitali si va sempre in traccia del maggior possibile profitto che da essi può ritrarsi, ed è per questo che concorrono là dove i profitti sono maggiori, allontanandosi invece da quelle produzioni che ne danno meno. Le Società d’Assicurazione offrono ai capitali dei profitti grandissimi e costanti, imperocché essendo i profitti in ragion del rischio che s’assicura, ne consegue che queste società poggiando sopra assicuramenti di gran pericolo le ricompense che debbono ricavarne debbono essere ad esso proporzionate, perché uno non sarebbe del certo così gonzo da mettere un capitale a perdita quasi sicura per un lievissimo profitto.
I profitti aumentano maggiormente quando l’assicurano grande quantità di rischi perché essendo molti gli utili che queste società ottengono, così quante volte avviene una sciagura esse pagano cogli stessi guadagni che si ebbero e serbasi sempre una parte dei profitti ritratti. Quindi i pericoli stessi sono quelli che si assicurano e ricompensano fra loro.
Questi profitti sono eziandio costanti, perché conoscendosi la massima importanza delle assicurazioni tutti concorrono ad esse per farsi guarentire dai pericoli, epperciò coll’aumentare della civiltà invece di diminuirsi queste società s’accrescono, e tutte ottengono un profitto quasi certo e permanente. Mentre i capitali impiegate nelle altre industrie hanno un profitto minimo, per la molta concorrenza, e sono sottoposti a molti rischi, massime a quelli che derivano da speciali arrenamenti. E quantunque nelle società d’assicurazione s’ avesse una tanto concorrenza da fare scemare i profitti, pure questi guadagni, in rapporto all’assicurante sono grandi, perché alla retribuzione materiale sta annessa una ricompensa tutta morale, quale si è il compiacimento che prova per avere adoperato i suoi capitali in impiego che tende a togliere l’infelice dal suo infortunio. Talché per questo nobile sentimento può avvenire che quantunque vi fosse, qualche volta, perdita totale di profitto materiale, pure, per il solo compiacimento che prova il capitalista, stima averne acquistato un profitto inapprezzabile. L’assicurato poi ne viene a trarre vantaggi oltremmodo maggiori, imperocché l’istessa morte perde dinanzi a lui la sua possanza quando si presenta ad una di queste società e fa assicurare ai suoi quella vita, da cui dipende la loro sussistenza. E di vero qual contento non prova quel padre di famiglia che vede ai suoi figli ed alla sua consorte assicurata la proprietà che con tanti sudori si procacciò per sodisfare a tutti i bisogni della famiglia? Quel melanconico pensiero che dapprima opprimeva il proletario di vedere, se una mortale sciagura lo cogliesse, la sua cara famigliuola accattare d’uscio in uscio dileguasi, ed invece subentra in lui un grande gaudio quando si appressa alle assicurazioni e guarentisce, mediante un risparmio fatto del suo salario, la sussistenza a coloro che sono l’amorevole obbietto della sua affezione. L’infortunio perde tutta la sua vigoria dinanzi a questa nobile intrapresa, e l’uomo, sfidando tutti i pericoli, si dà a coraggiose imprese che tendono ad accrescere l’incivilimento e la prosperità nazionale. E così l’amore umanitario sviluppatosi nella moderna civiltà apportò le assicurazioni, le quali sono cagioni di molti beni morali ed economici, tanto in rapporto alla società, che in relazione all’individuo; ed ora altro non resta che attendere da per tutto un tal portato civile, e cercare di propagarlo fra tutte le classi del popolo, facendone un argomento degno dei prelati per divulgarlo, come Malthus voleva per i principi di popolazione, dimostrandone i vantaggi che a tutti ne derivano (a)

(a) Noi in questo articoletto ci siamo attenuti solo a riflessioni generali, senza discendere di nulla a particolari, e perciò abbiamo trasandato di parlare delle varie società d’assicurazione, di costituire un paragone fra le une e le altre e di vedere quali sono quelle che adducono più grandi vantaggi all’umanità. Il nostro divisamento si fa quello di risguardare solo gli effetti benevoli che simili associazioni apportano si all’intiero stato sociale agli assicuranti ed assicurati.